Tutto finisce, solo l’uomo lo sa, e lo sa prima di morire (Heidegger): “Come erba che germoglia al mattino: al mattino fiorisce, alla sera è falciata e dissecca” (Salmo 103). Come vive l’uomo che sa che morirà? Da stolto. Non solo mangiando e bevendo, ma anche sentendosi giustificato nel tollerare il male o addirittura nel farlo: “Tutto finisce con me, che il mondo vada a rotoli! L’inquinamento non s’arresta? Ci penseranno altri”.
L’uomo vive individualmente. Prende coscienza di essere individuo, ciò lo distingue dall’animale. Si pone, come Socrate, la domanda “Chi sono?”. Prendiamo coscienza di chi siamo attraverso il mio. Mio è il gioco, mia la palla, mia la mamma. Facciamo esperienza dell’essere attraverso l’avere. Il possesso mi dà consistenza. Io sono ciò che possiedo. Possedere usando. Gli oggetti sono a mia disposizione, il corpo, l’abito, la casa, le persone. La totalità dei miei possessi riflette la totalità del mio essere. Nel possedere diciamo chi siamo. La mia casa, il mio figlio, la mia azienda, la mia Harley-Davidson. L’anziano rivendica sul giovane la sua storia. Più uno è debole nella sua identità più cerca forza nell’immagine, nel gruppo, nel titolo. La nostra società dei consumi fa leva su questo: il brand, la borsa firmata. Avere prima dell’essere.
Vogliamo essere riconosciuti. Riconoscimento del desiderio. Lo diceva Kojève nel Seminario di Parigi a commento della Fenomenologia di Hegel, e aveva davanti futuri cervelli della filosofia: l’uomo non è in ciò che mangia; non nell’avere ma nel desiderio si definisce che è desiderio di riconoscimento. Ci teniamo al nome, ad essere chiamati, ammirati, applauditi, interpellati. A scuola il voto, sul lavoro il merito e la mercede. Vogliamo essere riconosciuti nei figli. Presi a creare un’immagine di noi per gli altri. Riconoscimento del ME. Anche il pederasta, non cerca tanto il piacere quanto affermare il suo “me” attraverso il dominio. Così nell’amore, come se l’altro esistesse per confermarmi. E’ fondamentale nel bambino ma poi tutto cresce attorno a quel “me”.
Ma gli altri non ci sono solo per me. Nemmeno la mamma, che ha le sue aspettative, esigenze, sessualità, amicizie. C’è l’altro. Dal mio all’io al sé. E l’altro è altro: non ci sei solo tu. Tra me e l’amico c’è il silenzio, niente da pretendere, niente da dimostrare. Come il Dio della Yourcenar nelle ultime poesie, Dio che ha trentatré nomi – ricordano 99 attributi del Dio islamico? – che lei chiama “vento di mare, muso di bue, odore d’erba, pane, sguardo, pelle”, cioè le molteplici maniere in cui si manifesta la vita.
L’altro può essere l’ospite gradito ma può rivelarsi estraneo: “Sposarsi è come tirarsi in casa un’estranea” diceva Sordi in un film. L’altro non è solo il bello, il giovane o il puro; anzi, secondo Lévinas, l’altro è l’indesiderabile. Lui, l’ipseità, o l’identità abitata dall’altro, a cui posso voler bene a patto che non sia un “volerbere”. Come nella favola di Cappuccetto rosso con il Lupo che se la mangia. Parole, naso, braccia, bocca che finiscono per annullare l’altro: “Naso per annusarti, occhi per guardarti, braccia per abbracciarti e bocca per mangiarti”. L’altro non è per me.
Non è facile liberarsi dall’io, sempre in cerca di rassicurazioni. Come nel film Carnage di Polanski in cui una lite tra ragazzini di due famiglie diventa un gioco al massacro degli stessi genitori riuniti per chiarire la questione. Succede in famiglia nel rapporto tra i coniugi, ferite che si riaprono in mille occasioni quotidiane: abitudini da dare ai figli – il coltello in bocca – gusto di un cibo – il ragù di mamma – modi di esprimersi. Non si crede nell’esistenza, si cercano conferme della nostra esistenza. Capacità di voler bene, senza finire a essere preda o predatore. San Tommaso diceva a proposito del godimento: “Il proprio godimento è buono. Non si vive senza piaceri ma ci sono piaceri che rompono i legami con l’altro e sono distruttivi”.
Sintesi della relazione di Silvano Petrosino
IL MIO IO, L’IO E IL SÈ
Bergamo, Auditorium Liceo Mascheroni, 25 febbraio 2025
all'interno del Programma Noesis 2024/2025