Cari lettori, questo non è un articolo: è uno sfogo. Come tale prendetelo come viene. Nondimeno tutte le riflessioni sono ponderate. Francamente, dopo la tragica esperienza della pandemia del marzo scorso credevo che, soprattutto in Bergamasca, avessimo imparato la lezione: la medicina di territorio e di pubblica salute va ripensata. Piantata a metà dalla non-riforma Maroni del 2015 è il grande vulnus dell’eccellente sanità lombarda costruita da Formigoni.

Perché i grandi ospedali sono davvero delle straordinarie eccellenze e lo dico avendone purtroppo avuto bisogno. Ma prima di arrivare in sala operatoria e dopo esserne uscito ci sono tante cose che devono essere fatte e possono essere migliorate. Non sono così pirla da dirvi che ho la soluzione in tasca, è un problema complesso che richiede un dibattito ampio e ragionato.

Tutto però mi aspettavo salvo di leggere ancora una volta appelli alla chiusura degli ospedali di montagna. In questo caso San Giovanni Bianco, definito da un’associazione di medici del Papa Giovanni XXIII di Bergamo — da cui appunto l’ospedale brembano dipende — addirittura pericoloso. Insomma chi lo gestisce lo ritiene pericoloso: stanno dicendo senza troppi giri di parole di non andarci, di andare a Bergamo. Ovviamente è una questione di budget, una volta chiuso gli investimenti e le spese dell’ospedale piccolo potrebbero essere fagocitate dall’ospedale grande. I dirigenti medici hanno tutto l’interesse a partecipare insieme al management alla spartizione, sicuramente per iniziative e progetti tutti lodevoli. A spese della medicina territoriale, ancora una volta, e dei vinti, gli sfigati, quelli della montagna.

Il pronto soccorso è pericoloso, l’ospedale è pericoloso: questo è il messaggio. Per inciso mi è capitato di usare il pronto soccorso di San Giovanni Bianco apposta per evitare le interminabili file del pronto soccorso del Papa Giovanni di Bergamo. Tempi di attesa bassissimi, grande attenzione, professionalità e disponibilità a fare tutti gli accertamenti diagnostici. Anche strumentali.

Conosco e condivido gli argomenti di chi dice che se devi farti operare al mignolo del piede — per dire — lo specialista che fa 20 mignoli del piede al giorno è più bravo, sicuro ed efficace di quello che ne fa 20 alla settimana o al mese. Come le ore di volo per i piloti militari o di linea. Però dicendo che l’ospedale è pericoloso, ci andranno sempre meno pazienti riducendo ancora le statistiche dei poveri medici dell’ospedale brembano. Come per il punto nascite, si è gradualmente spostata l’utenza a Bergamo per poi dire: “Cribbio, ma non ci sono i numeri per tenere aperto”. E così lo hanno chiuso.

A Roma parlano di prendere i soldi del MES dall’Europa per investire nella sanità pubblica, sui giornali da mesi tutti, dico tutti, dicono che è stato sbagliato operare per oltre dieci anni tagli sulla sanità chiudendo ospedali e riducendo troppo i posti letto. Ma a Bergamo — proprio a Bergamo! — viviamo ancora nel mondo di ieri e invece che investire per migliorare i presidi territoriali, fossero davvero pericolosi, ci limitiamo a dire che sono pericolosi per abbandonarli e quindi chiuderli.

Mi cadono le braccia e non solo quelle. Ogni tanto penso che ci vorrebbe un altro Pianetti

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